A partire dal Medioevo, intorno all’anno Mille, per via delle continue lotte politiche tra signori, nacquero le compagnie di ventura: milizie mercenarie organizzate e guidate da un capitano. Lo scopo principale di tali compagnie era arricchirsi il più possibile, per questo motivo si schieravano a favore di un signore o di un altro, spesso rivali tra loro, sulla base dell’ingaggio più vantaggioso.
Fecero la loro comparsa in Italia al seguito di qualche re o imperatore, tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento: erano le masnade, formate da soldati di mestiere, prevalentemente di bassissima estrazione sociale, pronti a uccidere e a farsi uccidere per denaro e per bottino. Nel corso del Quattrocento tutti i principi italiani utilizzarono queste truppe di professionisti della guerra, che avevano un livello superiore di addestramento e una maggiore capacità di usare le nuove armi da fuoco.
Si distingueranno dunque diversi condottieri: Muzio Attendolo Sforza, Ludovico Colonna, il Gattamelata (sì, proprio quello raffigurato nella innovativa opera bronzea di Donatello a Padova), Francesco Sforza, Micheletto Attendolo, Jacopo Caldora, Federico di Matelica, Paolo Tedesco e Luigi da San Severino.
Proprio i condottieri appena menzionati saranno i protagonisti di una delle battaglie più importanti del XV secolo: la battaglia dell’Aquila.
Il contesto geopolitico dell’assedio#
L’Abruzzo, come spesso è accaduto nella storia, fu teatro di scontri con importanti risvolti politico-militari. Quale era la situazione che portò all’assedio della città?
La regina di Napoli, Giovanna II d’Angiò Durazzo, priva di eredi, aveva inizialmente fatto testamento a favore di Alfonso V d’Aragona, andando contro i pretendenti del ramo familiare rivale: i Valois-Angiò, rappresentati da Luigi III. Il papa Martino V, non condividendo alcune scelte della regina, scomunica Giovanna II.
Proprio in questa fase entra in gioco un condottiero divenuto, grazie alla sua tenacia e abilità in battaglia, conte di Montone, signore di Perugia e di Bologna. Il suo nome? Andrea Fortebraccio, detto Braccio da Montone.
Nacque il 1° luglio 1368 a Perugia, e la sua carriera militare si svolse al soldo di sovrani o pontefici che si contendevano i territori lungo la penisola italiana. Nel 1421 Braccio andò in sostegno di Giovanna II contro gli angioini di Luigi III, riuscendo in poco tempo a controllare quasi tutto l’Abruzzo. Ottenne così il titolo di gran connestabile del Regno di Napoli, oltre a quello di conte di Foggia e di principe di Capua.
L’assedio de L’Aquila#
Nel 1423 i rapporti tra Alfonso V e Giovanna II si incrinano: la regina decide di nominare suo successore il rivale Luigi III, che morirà però prima di ottenere l’agognato titolo, lasciando il trono al fratello Renato I. Braccio da Montone resta fedele ad Alfonso V, ma la sua indole avventurosa lo avrebbe presto portato a una tragica fine.
Sempre nel 1423, Braccio prepara l’assedio a L’Aquila, un’operazione militare che durerà 13 mesi. Alfonso sostiene l’azione di Fortebraccio con la promessa di riconsegnargli il governo della città in caso di conquista, riconoscendone la posizione strategica all’interno del Regno.
Nel maggio del 1424, la regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo, Luigi III d’Angiò-Valois e papa Martino V riuniscono in una coalizione un potente esercito di 5.000 uomini, guidato dai capitani Jacopo Caldora e Francesco Sforza, per rispondere all’assedio di Braccio.
La battaglia di Bazzano#
Il 2 giugno 1424, da Porta Bazzano uscirono le milizie cittadine comandate da Antonuccio Camponeschi, per frenare l’azione di Braccio da Montone contro la città. Sulla piana di Bazzano, Andrea Fortebraccio venne sconfitto dal suo stesso allievo, Jacopo Caldora, e ferito a morte.
Note
Braccio da Montone morì il 5 giugno alle ore 22
e fu sepolto in terra sconsacrata. Solo otto anni dopo, nel 1432, il nipote Niccolò riuscì a trasferire le sue spoglie nella città natale: oggi riposano nella chiesa di S. Francesco al Prato, a Perugia.
Nel 1435 Giovanna II morì e le successe Renato I, ma nel 1442 Alfonso riuscì a riprendere il controllo del Regno di Napoli, mettendo fine al dominio angioino sull’Italia meridionale.